La giustificazione per fede non è un'invenzione dei riformatori protestanti. Dall'inizio della storia della chiesa, ci sono stati teologi che hanno creduto nel perdono solo per la grazia, non mediante le opere buone. Ecco alcuni scritti di padri della chiesa dei primi due secoli.

Policarpo di Smirne (69-156 AD), Lettera ai Filippesi, 1:3:

E voi, senza averlo veduto, credete in Lui, con una gioia inesprimibile e gloriosa , alla quale molti desiderano di giungere, perché sapete che siete stati salvati per la grazia, non per le opere , dalla volontà di Dio, per mezzo di Gesù Cristo.

Clemente Romano (96 AD), Lettera ai Corinti, 32:3-4:

Tutti furono glorificati ed esaltati non per se stessi o per le loro opere o per l'azione giusta che avevano compiuto, ma per la volontà Sua. E noi, dunque, che per Sua volontà siamo stati chiamati in Gesù Cristo, non siamo giustificati nè per la nostra sapienza o intelligenza o pietà o le opere compiute in santità di cuore, ma per la fede con la quale Dio onnipotente giustificò tutti sin dal principio. A Lui sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Ignazio di Antiochia (110 AD), Lettera ai Filadelfesi, 8:

Ma i miei archivi sono Gesù Cristo! Gli archivi inviolabili sono la sua croce, la sua morte, la sua resurrezione e la fede che [ci viene] per mezzo di lui. È per mezzo di queste realtà che io voglio, grazie alle vostre preghiere, essere giustificato.

La Lettera a Diogneto (150-200 AD), 9:4-5:

In chi avremmo potuto essere giustificati noi, ingiusti ed empi, se non nel solo Figlio di Dio? Dolce sostituzione, opera inscrutabile, benefici insospettati! L'ingiustizia di molti viene riparata da un solo giusto e la giustizia di uno solo rende giusti molti.