Mi chiamo Damaris e, sebbene il mio nome tradisca le mie origini, sono una siciliana che per diversi anni ha vissuto a Roma e che adesso vive in Lombardia.

Sono la prima di tre figli, nata da genitori cristiani evangelici e cresciuta secondo gli insegnamenti della Parola di Dio.

Sono stati questi insegnamenti ad avere guidato la mia condotta sin dalla mia nascita, ad avere influenzato le mie scelte ancora prima che Dio diventasse il Signore della mia vita, prima di comprendere quanto il mio peccato fosse radicato in me.

Seguire questi insegnamenti in modo pedissequo, fare sempre la cosa giusta al momento giusto, essere la figlia perfetta, studentessa modello a scuola e in chiesa, non dare occasione e motivo per parlare negativamente di me, pensavo che fosse la prova evidente del fatto che ero una figlia di Dio.

Pensando che il peccato, di cui sentivo sempre parlare in chiesa, consisteva nell’infrangere “una lista di regole”, io non appartenevo alla lista dei peccatori. Il mio comportamento “perfetto” rivelava altro: ero chiaramente una “credente modello”.

Avevo diciotto anni quando un giorno, in un campeggio cristiano evangelico, per la prima volta lontana dalla mia famiglia, lontana dalla mia chiesa locale di appartenenza, mi sono trovata da sola, davanti a Dio e al mio peccato. Questo non era costituito dall’avere infranto una lista di regole, ma dall’essermi sostituita a Dio come Salvatore, dal non avere considerato il sacrificio di Cristo Gesù sulla croce quale unica via di accesso al Padre, ma dall’avere al contrario considerato i miei sforzi, il mio buon comportamento, la mia buona condotta quale mezzo per “guadagnarmi” la mia salvezza, per ottenere il favore di Dio, e il plauso degli altri.

Solo qualche anno dopo, attraverso la lettura e studio del libro “il Dio Prodigo” di Timothy Keller, ho scoperto che la mia era proprio la “sindrome del fratello-figlio maggiore”. Nel libro, l’Autore mette in luce il fatto che nella famosa parabola del figliol prodigo Gesù condanna la condotta del figlio minore, che in modo esplicito rigetta il Padre, al pari di quella del fratello maggiore, che pur essendo sempre stato in casa del Padre, con il Padre, non amava il Padre.

Quando Dio mi ha messo davanti agli occhi la realtà del mio peccato, ho potuto sperimentare la sua stupenda grazia, l’ampiezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo.