Sono nato nella generazione dei “baby boomers” (seconda metà degli anni Sessanta) in una famiglia socialmente “normale”: padre, madre e un fratello maggiore; economicamente dignitosa, anche se non ricca; religiosamente cattolica. Mio padre era devoto di s. Antonio le cui immagini conservava nel portafoglio e a cui si affidava ogni sera. La religione era una patina che nascondeva inquietudini irrisolte. Come tante altre famiglie, dietro l’apparente “normalità” si celavano crescenti vuoti.

Quando ero bambino, un pomeriggio la mia famiglia fu visitata da una coppia di credenti evangelici che venne a trovarci allertata da un parente evangelico che si trovava in un’altra città. Erano svizzeri tedeschi ma parlavano un italiano più che decente. Chiesero se avessimo una Bibbia in casa e se l’avessimo mai letta. Alla prima domanda la risposta fu “sì”, alla seconda “no”. Come tante persone, la vita dei miei genitori aveva una parvenza di religiosità incentrata su pratiche pagane, ma senza mai essere stata esposta alla Parola di Dio.

In breve, la lettura della Bibbia fu la chiave che aprì un mondo sino ad allora sconosciuto: la “buona notizia” di Gesù Cristo. Prima di quelle letture, la Bibbia era conosciuta nelle pillole liturgiche sentite alle funzioni religiose, ma mai veramente compresa nella sua unità e nel suo essere centrata sulla persona e l’opera di Gesù Cristo.

Dopo pochi mesi, mia madre visse una esperienza di “conversione” a Cristo. Dopo poco anche mio padre credette. Pur ritenendosi religioso e a suo modo praticante, realizzò di non essere “credente” secondo la Parola di Dio. La mia famiglia fu introdotta nella vita di una comunità di credenti che diventò la nostra “famiglia allargata”, senza parentele di sangue ma unita nella comune fede in Cristo. La vita cambiò: la lettura comunitaria della Bibbia, il culto, gli incontri di preghiera, … erano tutte pratiche sconosciute prima che divennero parte integrante della nostra quotidianità. Crescendo anch’io compresi il centro dell’evangelo: Dio ha creato ogni cosa compreso me; qualcosa di serio è andato storto (la Bibbia lo chiama “peccato”); io non sono “bravo”, ma un peccatore senza Dio; Gesù Cristo è il Figlio di Dio venuto per compiere la salvezza di chi crede; la chiesa è la famiglia dei credenti che impara, serve, testimonia e attende la seconda venuta di Gesù; la Bibbia è la Parola che illumina il cammino di chi crede. Diventai anch’io un credente in Gesù Cristo. Confessai i miei peccati, ricevetti la grazia di Dio, confessai Gesù Cristo come Signore e Salvatore. Quello fu l’inizio di una storia di fede, di speranza e di amore che continua tutt’ora, a distanza di 50 anni. E il bello deve ancora venire.